TOTALLY GHOSTED – Quando il partner sparisce senza lasciare traccia

TOTALLY GHOSTED – Quando il partner sparisce senza lasciare traccia

Vi racconto una breve storia triste.

Nel pieno della mia transizione da adolescente a giovane adulta stavo iniziando ad acquisire quell’indipendenza genitoriale che sapeva di libertà e maturità. L’idea di poter finalmente navigare questo mondo senza dover dare troppe spiegazioni ed avere un diritto socialmente riconosciuto di esplorare tutto ciò che questa vita ha da offrire era estremamente attraente. Così attraente che mi ci buttai subito a capofitto.

Mentre le mie guance si facevano meno paffute e il mio corpo ridefiniva la sinuosità delle sue curve, cresceva in me un senso di fierezza e di arroganza. Pensavo di non avere poi così tanto da imparare. Ormai ero adulta a sufficienza per fare quel che mi pareva e per dilettarmi con le complesse dinamiche di relazioni sentimentali e professionali. Al contempo, preservavo il candore e i glutei sodi di una ragazzina. Quale miglior momento per essere viva!

Fu così che, armata di autostima e sfrontata sicurezza, e con una ormai naufragata relazione adolescenziale alle spalle, mi tuffai dal trampolino più alto nella piscina del dating. Nel mio immaginario si trattava di una piscina privata – con tanto di vasca idromassaggio – nella quale sguazzare tra orde di uomini attraenti e intelligenti che aspettassero a braccia aperte me e me soltanto. Nella realtà, quando mi sono lanciata dal trampolino, mi sono schiantata a tutta velocità sull’asfalto.

Dopo alcuni appuntamenti poco soddisfacenti, accadde una sera, all’improvviso, mentre ero in un locale con amici. Dopo un paio d’ore passate a lamentarmi della scarsità di componente maschile degna di nota, finalmente lo vidi. Così bello che iniziai a pensare di doverla smettere con la tequila. Smisi. Era ancora così bello. Mi feci dunque coraggio e andai a parlargli; con piacere notai che l’interesse era reciproco. Galeotta fu la notte di danze improvvisate e fiumi di liquori. Ci scambiammo i numeri di telefono, ci lasciammo con un bacio appassionato e la promessa di rivederci al più presto.

I giorni successivi al mio primo incontro con Eustachio (non si chiamava veramente così, ma provo ancora del risentimento e quindi gli voglio affibbiare un nome brutto – chiedo perdono a chi porta questo nome dalla nascita) furono meravigliosi. Messaggi flirtanti e costanti che mi facevano sorridere e sognare. E poi un secondo appuntamento esplosivo che non tardò ad arrivare. Si fece più di un’ora di macchina per vedermi; mi pagò una birra e un panino; parlò per la maggior parte del tempo di sé stesso e della su ex. Ed era bellissimo. Concludemmo la serata consumando la nostra irrefrenabile passione nel retro della sua Fiat Cinquecento del 2001, perché la benzina per arrivare a fino a casa mia costava troppo. Che uomo meraviglioso, Eustachio.

Eustachio si rivelò un gran gentiluomo durante il primo mese. Presente, ma non troppo, scostante, ma non troppo, passionale, anche fin troppo. Mi chiese anche di cominciare a vederci a metà strada, in un motel, così potevamo dividerci le spese. Che uomo all’avanguardia, Eustachio. Io ero pronta ad accettare questa modernità del corteggiamento perché ormai ero indipendente, ero adulta. Avevo indubbiamente la situazione sotto controllo. Qualsiasi considerazione o raccomandazione dall’esterno – specialmente da parte di mia madre – non era ben accetta perché io sapevo benissimo quel che stava accadendo. Io ed Eustachio ci stavamo innamorando sempre di più. Così tanto che un bel giorno smise di rispondere alle mie chiamate e ai miei messaggi. Sicuramente aveva da fare. Per un giorno intero. Due. Una settimana. Un mese. Eustachio? Dove sei finito, Eustachio?

Cosa è successo? Sono stata TOTALLY GHOSTED

Mi congratulo con chiunque sia riuscito ad arrivare fino a questo punto della vita senza sapere cosa sia il ghosting – a meno che non ne siate stati inconsciamente vittime o carnefici.

Si tratta di un termine che, nel contesto delle relazioni sentimentali, è diventato popolare dopo essere comparso per la prima volta nel 2006 sul dizionario online americano Urban Dictionary. Inizialmente riferito all’atto di sparire dagli amici senza dare notizia, il termine si è poi esteso a relazioni sentimentali, professionali, eccetera.

È una strategia di dissoluzione che nel campo della psicologia ha attirato attenzione in tempi molto più recenti. Nel 2017 la dottoressa Leah E. LeFebvre e colleghi l’hanno definito “cessazione unilaterale della comunicazione (temporanea o permanente) nel tentativo di revocare l’accesso agli individui che provocano la dissoluzione della relazione (improvvisa o graduale) comunemente attuata tramite uno o più mezzi tecnologici”. In sintesi, ghosting è la sparizione senza preavviso di una persona con cui si ha instaurato una relazione di diversa natura e di diversa durata. Generalmente si viene bloccati da social media e applicazioni di messaggistica. Ogni tentativo di entrare in contatto con la persona che fino a poco prima si credeva un potenziale partner è vano.

Sebbene ghosting esista da prima dell’avvento della tecnologia, sembra proprio che i nuovi mezzi di comunicazione stiano lasciando ampio spazio a questa pratica, rendendola sempre più comune. Può capitare in qualsiasi circostanza – come nell’esempio iniziale –, ma sembra essere estremamente comune tra siti e app di incontri.

Un problema generazionale, lo definiscono in molti. I giovani adulti tra i 18 e 33 anni appaiono essere coloro che ne soffrono di più – sia in quanto vittime che carnefici. LeFebvre e colleghi suggeriscono che questa fascia d’età sia tra le più colpite perché in piena esplorazione delle relazioni e dell’identità personale, e perché questa è la generazione che negli anni 2000 ha visto nascere i primi social media – e ne è diventata istantaneamente dipendente. Gli esperti spiegano che i giovani adulti hanno uno sviluppo meno programmato e strutturato delle relazioni – avendo loro avuto meno opportunità di instaurare legami affettivi tramite un confronto faccia a faccia. Il risultato sono relazioni frequenti, instabili, che spesso finiscono.

La fine di una relazione  

È normale che, quando si è alla ricerca di un partner, si abbiano diverse esperienze prima di trovare la persona giusta con cui iniziare una frequentazione stabile e duratura. Nonostante le relazioni possono finire anche consensualmente e in maniera amichevole, ci sono casi in cui le cose non filano così lisce. Gli esperti confermano che la rottura di una relazione è estremamente dolorosa e tra gli eventi psicologicamente più stressanti. 

In psicologia vi è una teoria conosciuta come Relationship Dissolution Theory (teoria della dissoluzione delle relazioni). La dottoressa Baxter, colei che l’ha formulata, ha individuato sei caratteristiche chiave di una rottura:

  • Tempestività (improvvisa o graduale)
  • Ruolo (iniziatore o non iniziatore)
  • Azione (diretta o indiretta)
  • Negoziazione (rapida o protratta)
  • Capacità di riparazione (presente o assente)
  • Risultato (continuazione o cessazione).

Riflettere sulla possibile terminazione di una relazione sentimentale in maniera graduale, diretta, protratta, in cui si cerca di risolvere i conflitti ed eventualmente decidere di continuare o di terminare amichevolmente è lo scenario ideale. In questo caso, la sofferenza arrecata alla parte offesa e a sé stessi è ridotta poiché si ha la possibilità di esternare le proprie emozioni e dare un senso a quanto sta accadendo.

Nel caso di ghosting, la rottura avviene in maniera tempestiva, non vi è alcuna comunicazione, non si cerca nemmeno di negoziare o di riparare il danno. Il risultato è la cessazione senza che la parte offesa abbia la possibilità di chiedere spiegazioni. La persona che subisce è indubbiamente quella che ne soffre di più, ma ciò non significa che chi sparisce non provi alcun risentimento. In alcuni casi, come tra le personalità narcisistiche, è vero che non vi è alcun senso di colpa e rimorso. È anche vero che queste persone soffrono di una patologia che le porta ad essere manipolative, egoiste, per nulla empatiche e interamente concentrate su sé stesse. È bene considerare anche altri casi, in cui gli individui soffrono, per esempio, di sindrome dell’abbandono. Si tratta di persone che semplicemente sono state abituate dai genitori o educatori in generale a sparire all’improvviso ed evitare confronti.

Tra i giovani adulti interrompere una relazione tramite messaggi e chiamate è sempre più frequente. Non è quindi un caso che ghosting sia diventato così popolare. Queste tattiche sono state definite scarsamente premurose e compassionevoli, estremamente indirette ed egoistiche. Insomma, indipendente dalla ragione per cui una persona decida di sparire senza lasciare traccia, è chiaro che vi sia una totale mancanza di empatia.

La vittima o ghostee

Le relazioni sentimentali sono importanti per la sopravvivenza. Legami sociali stabili e sani coincidono con minor rischio di depressione e ridotto tasso di mortalità. Il dolore causato dal rifiuto sociale non è inferiore al dolore fisico. Inoltre, il nostro cervello ha un sistema di monitoraggio sociale che analizza l’ambiente e cerca segnali che ci indichino come rispondere a situazioni sociali. Preoccuparsi per gli altri nel caso non si abbia contatto con loro per un tempo prolungato rispetto al solito è quindi un fattore biologico.

Quando si tratta di ghosting, purtroppo, la parte offesa viene lasciata ad immaginare cosa possa essere accaduto senza avere alcuna risposta. Si viene lasciati senza segnali che indichino come reagire. Sebbene in una fase iniziale ci si preoccupi che l’altra persona stia bene, con il protrarsi dell’assenza di contatto si inizia inevitabilmente a mettere in dubbio sé stessi. L’autostima crolla, e più si accumulano esperienze di ghosting o rifiuto in generale, più doloroso diventa reagire a tali circostanze.   

Il trattamento del silenzio messo in atto dalla persona che pratica ghosting viene definito una forma di crudeltà emotiva. Questo perché la parte lesa si sente priva di controllo e di opportunità di chiusura. Non vi è spazio per processare emotivamente ciò che è accaduto.

È praticamente impossibile definire chi sia più propenso a ricevere questo trattamento. È certo, però, che coloro che abbiano un livello di autostima già molto basso e che abbiano attraversato altri traumi emotivi tendano ad essere colpiti più duramente dalle conseguenze spiacevoli di ghosting.

Il carnefice o ghoster

Ghosted

Si tratta sempre a demonizzare il ghoster, ovvero colui che decide di sparire senza preavviso e spiegazioni. È anche comune attribuire la pratica ai narcisisti, come nell’esempio proposto in uno dei paragrafi precedenti. Come già chiarificato, tali soggetti soffrono di una patologia che non li rende i partner sociali più ideali. Sebbene ciò possa favorire l’uso di strategie indirette per terminare una relazione, essi non sempre mettono in pratica tale tattica e non sono di certo gli unici. Nello stesso paragrafo è stato offerto l’esempio di coloro che soffrono di sindrome dell’abbandono.

In assenza di uno studio che utilizzi campioni con personalità diverse per analizzare le tendenze di quali individui siano più inclini a praticare ghosting rispetto ad altri, osserviamo due diverse teorie. Esse possono aiutarci a capire alcune tipologie di soggetti e i motivi per cui essi tendono a sparire senza preavviso.

Quando si tratta di analizzare le relazioni sentimentali, una teoria popolare in psicologia è chiamata Attachment Theory (teoria dell’attaccamento). Generalmente, le differenze individuali nello stile di attaccamento sono intese come continue e separate dimensioni di ansia e annullamento, o di sé e dell’altro. L’ansia riflette visioni di sé negative nelle relazioni; l’annullamento è caratterizzato da visioni negative degli altri. Coloro che hanno uno stile di attaccamento definito sicuro tendono ad avere relazioni qualitativamente migliori e hanno maggiori probabilità di mantenere un legame romantico rispetto a coloro con uno stile di attaccamento definito insicuro. Individui con maggiori livelli di annullamento e ansia ritengono accettabile l’uso della tecnologia o di strategie indirette (come ghosting) per terminare una relazione.

Un altro tipo di teorie popolari nella spiegazione delle dinamiche di relazioni sentimentali hanno il nome di Implicit theories of relationships (teorie implicite delle relazioni) e ruotano attorno a due dimensioni: per esempio, destino e crescita. Coloro che credono nel destino tendono avere dei costrutti mentali fissi e si riducono all’idea che le relazioni funzioneranno o meno. Più forte la convinzione nel desino, maggiore è la probabilità che la persona creda che la sua relazione sia destinata a durare. Al contrario, chi è più orientato verso la crescita solitamente vede le relazioni come qualcosa destinato a crescere e mutare nel tempo. Chi ha questa visione concettualizza i legami sentimentali come flessibili, in grado di migliorare tramite la comunicazione e superamento di ostacoli e periodi difficili. Queste persone hanno meno coinvolgimenti instabili e occasionali e tendono a intraprendere relazioni più durature rispetto a coloro che hanno forti convinzioni nel destino. Relativamente a ghosting, appare che individui con convinzioni sul destino più salde tendano ad avere una visione più positiva di ghosting e ammettono di averlo messo in pratica più di una volta. È vero l’opposto per coloro con convinzioni di crescita più solide.

Non esiste una formula per definire con certezza la tipologia di persona che pratica ghosting. Può capitare a tutti. Per esempio, accade che si intraprenda una conoscenza, si perda interesse in un periodo limitato, e si decida di troncare i rapporti senza dare spiegazioni perché si ritiene che la relazione non sia matura abbastanza da dedicare tempo per comunicarne la chiusura.

Ghoster o ghostee, la regola è una: lavorare su sé stessi

Per concludere questo articolo, è bene che ritorniamo all’esempio iniziale. La nota sarcastica con cui ho raccontato la vicenda serve – oltre che a confortarvi e strapparvi un sorriso – ad enfatizzare l’evidente necessità sia mia che di Eustachio (ancora rido) di lavorare su noi stessi. Data la sparizione misteriosa, non sapremo mai se Eustachio abbia dedicato del tempo a risolvere i suoi conflitti interiori – e tanto meno ci interessa. Dal canto mio, posso dire di aver speso anni a diventare una persona più matura e consapevole.

Prima di tutto, quando ho affrontato la dura realtà di essere stata sedotta e abbandonata, non mi sono lasciata prendere dallo sconforto. Ok, forse un po’. Ma è durato poco. Ho prontamente evitato di isolarmi e non sono venuta meno a nessuno dei miei impegni accademici e lavorativi nonostante le difficoltà annesse. Non ho nascosto la mia insofferenza ad amici e famigliari, i quali sono stati di estremo supporto.

Una volta passato il trauma iniziale e aver accettato che Eustachio non sarebbe mai più tornato, invece di torturarmi con mille interpretazioni e speculazioni sulle ragioni dietro ad un comportamento così meschino, mi sono domandata cosa potessi fare per evitare di ritrovarmi in una situazione simile in futuro. Ciò non significa fare la lista delle proprie colpe, semplicemente essere obbiettivi con i propri limiti.

Ci è voluto tempo e qualche altra disavventura condita con tradimenti, bugie e altro ghosting prima di uscire dal circolo vizioso di relazioni malsane ed instabili. Eppure, ci sono riuscita. Auguro, quindi, ai nostri lettori di impegnarsi ad assumersi le proprie responsabilità nelle relazioni sentimentali così da non perpetrare questa crudele pratica. Se siete recentemente stati vittime di ghosting, spero che questo articolo vi dia la forza di superare questa difficile esperienza e iniziare a lavorare su voi stessi al più presto!   

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